Recensione a cura di Iacopo Mezzano di Rock-metal-essence

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Artista: Plato’s Cave
Titolo: Servo/Padrone
Genere: Art Rock / Progressive Rock
Provenienza: ITA
Anno di uscita: 2015
Etichetta: Map/Videomapnetwork
Voto: 87/100

I Plato’s Cave, art rock band che si rifà al rock progressivo anni’70, debuttano dopo anni di attività con il disco d’esordio Servo/Padrone, uscito a inizio febbraio per map/videomapnetwork accompagnato da una bellissima copertina che rappresenta perfettamente il dualismo lirico e compositivo di questo album.

Capace di fondere la raffinatezza del prog rock con melodie curate ed arpeggi dolci, suoni pungenti, duri e grezzi, supportati da testi crudi e ricercati che rispecchiano la realtà del quotidiano, questo disco, il cui songwriting è iniziato addirittura nel novembre del 2011, si bilancia in un mix tra la psichedelia di Pink Floyd e Beatles, lo stoner e l’alternative italiano di Verdena e il Teatro degli Orrori, e il progressive di Gentle Giants e del Banco del Mutuo Soccorso. La voce roca, teatrale, carismatica di Alessandro Villano, e i suoi perfetti lavori di tastiere e synth (in questo coadiuvato dal bassista Francesco Carbone), ci guidano all’interno di un’esperienza sonora a 360°, dove i testi di denuncia, poi poetici, poi ricercati, del gruppo disegnano con le melodie trame magnifiche, di altri tempi. Un vintage musicale eccellente (che gode degli echi e delle sferzate di potenza rock delle chitarre di Francesco Detta e di Alessio Carbone, e di un impatto sonoro enorme dato dai suoni di produzione prima, dalla sezione ritmica possente e cangiante poi) che farà letteralmente impazzire l’ascoltatore abituato a questo tipo di musica, senza tempo e senza frontiere, in un viaggio prezioso e unico, personale ed intenso.

Dalla pregiata opener L’Omicidio Di Un Suicida, fino alla catarsi finale data da L’Applauso, colori e trame entrano in un vortice lento ed avvolgente, a restringersi, dove immagini e sensazioni brillano, accecandoci, qua e là, all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Ecco così esplodere, ferendoci e accarezzandoci allo stesso tempo, la bellezza della doppia suite in due parti a titolo Ingiuria, senza dimenticare Wilma (che testo!) e Viaggio Introspettivo, o L’Eco Delle Valchirie (brividi!!), alcuni dei tasselli più intensi di questo lotto di canzoni. Brani unici, personali, vari ma capaci di seguire uno stesso filone narrativo, quasi ci trovassimo di fronte a un concept senza tempo o dimensione, ma allo stesso tempo radicati nel quotidiano, nella routine di tutti i giorni. Se ho reso bene l’idea con le mie semplici parole, capirete che Servo/Padrone non è altro che l’album che manca alle vostre collezioni. Che aspettate quindi?! Correte ad acquistarlo, e supportate una scena prog italiana da sempre avvenieristica e rinomata in tutto il globo.