Recensione a cura di Alberto Centenari di IyeZine

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Voto: 8
Nati nel 2009 ed arrivati all’inizio di quest’anno all’esordio discografico tramite Map/VideoMapNetwork, i Plato’s Cave irrompono sulla scena rock nazionale con la loro musica, espressione del rock nobile dello stivale tra tradizione prog e digressioni alternative dei primi anni novanta, il tutto cantato in lingua italiana.
Testi maturi tra denuncia e male di vivere quotidiano, fanno da ricamo al songwriting della band, molto settantiano, animato da uno spirito prog, ereditato dalle band che fecero la storia del genere nel nostro paese, ma senza risultare assolutamente datato, grazie ad una convincente amalgama di suoni stoner e alternative che modernizza la struttura del sound di questo ottimo Servo Padrone.
Si passa così da momenti di ricercata musica settantiana, dove il progressive fa la voce grossa, ad arpeggi semi acustici e melodie che rimangono drammatiche e pregne di tensione e che esplodono in sfuriate elettriche di buon piglio, grazie due chitarristi (Francesco Detta, Alessio Carbone) che fanno il bello e il cattivo tempo in questo viaggio musicale, alternando elettricità e melodia, lasciando che le note entrino nell’ascoltatore per non lasciarlo più.
Di non facile ascolto, questo è un album da gustare e far proprio con calma, dando alla musica il tempo necessario per affascinare, come avveniva del resto in tutte le opere dei maestri settantiani, con le sue melodie mai scontate che vanno a formare un caleidoscopio di umori ed atmosfere d’altri tempi.
Bravissimi i musicisti coinvolti: la sezione ritmica (Francesco Carbone al basso e Luigi Fimiani batteria), senza esagerare in virtuosismi da dei dell’olimpo musicale, tiene in piedi la struttura del sound con eleganza, non facendo mancare la grinta necessaria e sontuosi cambi di tempo quando la band accelera il ritmo e si concede qualche ottima cavalcata elettrica; enorme infine l’apporto al microfono del singer Alessandro Villano, teatrale, passionale e perfetto nel dare vita a testi maturi, adulti e mai scontati.
Partendo dall’opener L’Omicidio Di Un Suicida, fino all’ultima, stupenda L’Applauso, scorrono immagini di vita vissuta e da vivere, raccontate da questo lotto di canzoni che hanno nelle stupende Wilma e in L’Eco Delle Valchirie gli apici compositivi raggiunti da una band unica: percorrendo lo spartito di questo album incontrerete amici che pensavate di aver perso, come PFM, Banco, King Crimson, rinfrescati e ringiovaniti da una cura alternativa che permette a Servo Padrone di incastonarsi perfettamente nella musica del nuovo millennio.