Recensione a cura di Alberto Vitale per Metalhead

rec

Un rock colto, ammesso che sia il caso di usare un termine che spesso è piaciuto a critica e fan e chissà quante volte impropriamente (vero, Sig. Battiato?). Un rock i cui testi sono costruiti su livelli diversi dalla comune linea di creazione di parole per un testo musicale. Questo è il rock dei Plato’s Cave, band del salernitano che raccoglie nel proprio sound qualcosa dell’alternative rock influenzato però dal genere principe a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 e dunque il prog e la psichedelia. Il tutto avviene attraverso una sintesi dell’arrangiamento dei pezzi lineare e sciolta. Dunque in “Servo/Padrone” non ci sono eccessi e complicazioni oppure freddi calcoli matematici che governano i ritmi, i riff e ogni tipo di scala, accordo o componimento eseguiti dai vari strumenti. Tutto è naturale e semplice, segnato da un pathos avvincente e da una vocalità leggermente roca e che poche volte si concede a ritornelli e continuamente espone concetti, storie, idee e rimandi a temi profondi e, ritornando a quanto scritto in apertura, ‘colti’. L’acquisto di “Servo/Padrone” andrebbe consigliato già per la sola “L’Uomo Assoluto”, nella quale il testo esprime una profonda magia che la stessa canzone sa comunicare con la musica. “Il Viandante” ha un debito verso i Jethro Tull, ma ci sono altri brevi rimandi a nomi illustri nell’album, eppure il tutto è l’insieme di un concentrato musicale che si sente essere proprio. I Plato’s Cave sono la personificazione di un rock composito e che vive di spontanee sfumature, dipinte dall’estro dei singoli che insieme costruiscono qualcosa di speciale.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10