Recensione a cura di Pierluigi Lippolis per MusicMap

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Dopo sei anni di attività, i Plato’s Cave sono giunti al loro esordio discografico con un album molto ”settantiano”, intitolato “Servo/Padrone”. Il songwriting, a dispetto del titolo, non ha a che fare con Hegel né con la filosofia molto da vicino, ma riesce comunque ad essere parecchio efficace in un tentativo di denuncia e di analisi critica del reale, mai con superficialità o banalità. La band si definisce art rock ma, nel loro sound, ricco di richiami alla migliore tradizione (anche italiana) dei seventies, c’è anche tanto rock progressivo, mescolato sapientemente a spezzoni che, invece, sono espressione di pura psichedelia. La ricercatezza di un sound vintage, ma anche modernizzato da venature alternative e stoner, viaggia di pari passo con quella testuale, facendo di “Servo/Padrone” un album solido nella forma e nella sostanza, in cui nulla è lasciato al caso. Il timbro di Alessandro Villano, cantante e frontman, è greve, un po’ graffiato, ma forma un unicum con la musica e funziona, anch’esso, molto bene. Diversificata nelle atmosfere, questa è una produzione sicuramente rara nel suo genere, di questi tempi. La sezione ritmica vive delle chitarre di Francesco Detta ed Alessio Carbone, due ottimi musicisti che, in questo disco, dirigono il gruppo verso orizzonti sempre nuovi: le cavalcate strumentali sono impreziosite da assoli che non superano mai il confine del virtuosismo fine a sé stesso, i cambi di ritmo sono frequenti ma scivolano via facilmente grazie alla maestria con cui sono proposti. È un disco icastico nei testi e nella musica: a partire da “L’Omicidio Di Un Suicida” per arrivare alla gemma finale (“L’Applauso”), il disco va ascoltato con attenzione in ogni istante, non c’è, praticamente, alcuna sbavatura. Ci sono, pure, altri pezzi che spiccano, ad esempio “Il Viandante” (che richiama e cita il celebre dipinto di Caspar Friedrich), oppure “Viaggio Introspettivo” e “Canzone Per Un Prigioniero”, ma, onestamente, si potrebbero aprire ampie digressioni per raccontare tutti i brani ad uno ad uno, tutti egualmente meritevoli di una menzione speciale, per un disco di livello altissimo. I Plato’s Cave debuttano così, con un album che si colloca fin d’ora ai vertici delle classifiche di merito del 2015. E questo è solo l’inizio. (Piergiuseppe Lippolis)